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    Loacker: La Fabbrica di Wafer più Grande d'Italia 🍫 Andreas Loacker e Ulrich Zuenelli

    31/03/2026 | 36 min
    Nel 1924 un ventenne austriaco vende il primo wafer con la sua squadra di calcio. 100 anni dopo, la sua azienda ne vende 1 miliardo e fattura quasi €500 milioni.

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    Alfons Loacker nasce nel 1901 in Austria. A 13 anni si trasferisce a Bolzano e inizia a lavorare come pasticcere nella pasticceria Rizzi, dove scopre i wafer.
    Nel 1924 apre la sua pasticceria a Bolzano grazie a un prestito della famiglia che lo ospitava e inizia a produrre dolci, tra cui i wafer con la crema di nocciole di Napoli.
    Al tempo i wafer si vendevano in latte ingombranti. Alfons era appassionato di calcio e avvolge i dolci in carta stagnola per portarli agli allenamenti. Inventa così un nuovo packaging.
    Grazie ai compagni di calcio crea richiesta per i suoi wafer che inizia a vendere in ristoranti e gastronomie di Bolzano. 
    Negli anni ‘30 le vendite decollano, ma la domanda è sempre maggiore della produzione. Quindi, dopo i primi anni duri, Loacker si sposta in una nuova sede a Bolzano.
    Nel 1958 entrano in azienda Armin e Christine Loacker, che la portano da bottega a industria. Grazie a un prestito in banca, comprano il primo forno automatico che impiega un solo giorno per coprire la precedente produzione di un mese. Intanto la domanda continua a crescere con il boom dell’economia Italiana, Loacker arriva così a €15 milioni.
    Negli anni ‘60 si spostano sul Renon e costruiscono un nuovo impianto con 2 linee produttive.
    Armin porta due grandi innovazioni: il flowpack che permetteva di sigillare i wafer e mantenere il gusto per più tempo, e il raffreddamento ad arco per velocizzare la produzione.
    Christine intanto stabilisce la rete commerciale in Italia e all’estero, partendo con un venditore di Sci, che vende in hotel e aeroporti. In quel periodo entra già nei mercati arabi.
    Negli anni ‘80 Loacker lancia le sue prime pubblicità iconiche con i nanetti, e passa da 6 a 50 miliardi di lire di fatturato, che tocca i €50 milioni negli anni 90.
    Il focus su qualità e innovazione porta al lancio di due nuovi prodotti, il pacco famiglia e i quadratini, che permette a Loacker di crescere del 10% annuo. 
    Oggi Loacker fattura €492 milioni e confeziona più di 1 miliardo di dolci all’anno, con una quota di mercato del 50%. Inoltre distribuisce in Italia Twinings e Ovomaltina. Alla guida c'è la terza generazione della famiglia, Andreas Loacker e Ulrich Zuenelli.
    Siamo andati a Bolzano per scoprire tutta la loro storia
    (00:00) Loacker: l’azienda di wafer più grande in Europa
    (01:02) Il fondatore Alfons Loacker parte senza soldi
    (02:41) Da 0 a 1: vendere wafer con la squadra di calcio
    (04:42) Compra il primo forno automatico e ripaga i debiti
    (06:28) Il nuovo packaging porta Loacker a €15 milioni
    (07:29) Nuova sede in montagna e nuovo sistema di raffreddamento 
    (08:48) Un venditore di sci porta Loacker in tutto il mondo
    (10:05) Come nasce la pubblicità degli Gnomi e i primi mercati esteri
    (11:40) Due prodotti portano Loacker a €500 milioni
    (12:40) Momenti più difficili
    (13:43) Come si producono 900 milioni di wafer ogni anno
    (16:15) Sogni e primi ricordi di Loacker
    (19:21) Ingresso in azienda
    (20:37) Patti familiari
    (21:37) Rimpianti e fallimento più grande
    (23:14) La sconfitta contro Nutella e consigli
    (24:18) Loacker oggi: fatturato, vendite all’estero e quote di mercato
    (26:59) Come è entrato in Arabia Saudita negli anni ‘70
    (29:07) Da centralinista a presidente in Loacker
    (31:02) Errori più grandi
    (33:16) Giornata Tipo
    (35:02) Consigli
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    ⁠ ⁠Dal CARCERE a €1.5 MILIARDI 📡 Luca Spada, Fondatore di EOLO

    24/03/2026 | 40 min
    Un ventenne di Varese crea una rete internet per giocare ai videogiochi. 30 anni dopo, la vende per €1.5 miliardi.

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    Luca Spada nasce a Malgesso nel 1973. Da piccolo studia elettronica da autodidatta sulla rivista Elettronica 2000. 

    A 16 anni fonda DB Line, un’azienda con cui importa videogiochi dal Giappone, li traduce e li rivende. Intanto crea anche la sua banca dati, BBS. 

    Si iscrive al Politecnico di Milano e, nel 1994, conosce un ricercatore italiano che lo invita negli USA. Lì scopre il vero potenziale di internet e capisce che vuole essere un imprenditore.  

    Tornato in Italia, converte BBS in Skylink e diventa il primo internet service provider in Italia, al tempo usato da <0,1% della popolazione. Offre un servizio di posta elettronica ai 2000 utenti di BBS e inizia a spargersi la voce.  

    Nel 1994 nasce un’azienda che porta internet nelle aziende, I.Net. Luca è il loro distributore a Varese e il miglior venditore, facendo crescere anche il fatturato di Skylink a 3 miliardi di lire. Luca vende Skylink a I.Net facendosi pagare in azioni, diventandone socio. 

    Erano gli unici a dare accesso internet in Italia, e nel 1997 British Telecom ne compra il 33%. Nel 2000 fanno un IPO a una valutazione di €300 milioni, facendo guadagnare a Luca €10 milioni a soli 26 anni.

    Luca poi conosce Luca Cassia e insieme decidono di creare una rete per gamers in Italia, che chiamano Net Gamers Italia (NGI), dove offrono servizio server e messaggistica.

    Lanciano una rete ottimizzata per latenza, pensata per videogiocatori. Nel 2025 fatturano già €6 milioni. Si abbonano anche diverse aziende dove lavorano i gamers, che superano il numero di abbonamenti privati.

    Un’ampia area in Italia non era coperta da Telecom, quindi Luca ha l’intuizione di raggiungerla grazie alle onde radio. Parte da Malgesso nel 2006 e presto è in tutte le valli del nord Italia, non servite da altri provider internet. 

    Per crescere nel 2011 cede il 45% di NGI a Elmec, a una valutazione di €40 milioni, che usa per assumere persone e installare più antenne.

    Nel 2015 porta Eolo anche al centro sud, dove vince 5 dei 7 bandi indetti dal governo battendo Telecom. Le onde radio in uso diventano però affollate quindi cambia spazio, acquistando per qualche milione di euro le onde del 5G che oggi valgono miliardi. 

    Nel 2018, Eolo fattura €100 mln e attira l’attenzione di molti fondi. Searchlight Capital compra il 49% a una valutazione di €400 milioni. Lo stesso anno Luca è falsamente accusato di rubare onde radio, e passa una settimana ai domiciliari. 

    Nel 2020, durante il Covid, il traffico raddoppia in una notte e Luca deve rinnovare le infrastrutture per gestire questo uso intenso, facendo crescere Eolo ulteriormente.

    Nel 2021, 40 fondi mostrano interesse per Eolo. Luca sceglie Partners Group a cui cede la società per €1.5 miliardi, ricomprandone poi il 25%.

    (00:00) Chi è Luca Spada

    (01:11) A 10 anni impara a programmare da autodidatta

    (02:20) A 16 anni tarocca videogiochi giapponesi per venderli in Italia

    (03:53) Scopre Internet negli Stati Uniti e lascia gli studi

    (05:35) Porta la posta elettronica in Italia e vende a I.Net

    (07:40) A 26 anni vende a British Telecom e guadagna €10 milioni

    (10:26) Lancia una rete per videogiocatori e la porta a €6 milioni

    (13:12) Crea un’antenna per portare internet ai suoi vicini

    (16:19) Fonda Eolo e monta decine di antenne 

    (18:22) Porta Eolo a €50 milioni ma perde opportunità commerciali

    (21:41) Vende il 45% di NGI per accelerare la crescita

    (23:55) Batte Telecom e porta interned nel centro sud

    (25:25) Compra per primo le onde 5G in Italia 

    (27:08) Cede il 49% di Eolo per €400 milioni 

    (28:56) Arresti domiciliari per un’accusa falsa

    (30:46) Il Covid rischia di far saltare la rete

    (31:51) Vende Eolo per €1.5 miliardi a Partners Group

    (33:14) I motivi per cui ha venduto

    (34:49) Il rapporto con il denaro

    (36:30) Come investe i soldi delle exit

    (38:24) Consigli
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    La Famiglia Italiana che Fa €200 MILIONI con l’ACQUA 💧 Antonio Biella, CEO San Bernardo

    17/03/2026 | 21 min
    Una fonte nascosta sul Colle San Bernardo ha salvato l’esercito di Napoleone nel 1800. Oggi, l’acqua di quella fonte vale €200 milioni. 

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    Nel 1800 Napoleone si ferma sul Colle San Bernardo mentre valica le Alpi. Trova una fonte, che gli abitanti del luogo conoscevano da secoli, dove far riprendere il suo esercito.

    Nel 1926 Ottavio Rovere costruisce su quella fonte uno stabilimento termale dove dissetarsi e inizia a imbottigliarla in vetro per le famiglie più ricche. Nasce l’acqua San Bernardo.

    Il business cresce stabilmente e nel 1981 Rovere investe circa 6 miliardi di lire per avviare la produzione di bottiglie in plastica, che diventano negli anni successivi sempre più economiche. 

    Nel 1991 ci sono alti investimenti in produzione e marketing. Viene acquisito un secondo stabilimento ad Ormea, vanno in onda le prime pubblicità tra cui una con Nicholas Cage, e nasce il design iconico della bottiglia con le gocce ideata da Giugiaro. 

    Nel 1993 San Bernardo viene compra da Perrier, azienda d’acqua francese, che a sua volta viene acquisita dalla multinazionale Nestlé nel 1998. 

    San Bernardo diventa così uno dei tanti brand di Nestlé, che però smette di venderla all’estero e la indirizza verso il fallimento per dare maggiore priorità ad altre acque, come Panna e San Pellegrino. I volumi di San Bernardo negli anni seguenti calano del 50%, scendendo sotto le 100 milioni di bottiglie all’anno, e lo stabilimento di Ormea rischia di chiudere. 

    Nel 2015 il Gruppo Montecristo, guidato dal CEO Antonio Biella, compra San Bernardo per €11,5 milioni e rilancia brand. Ma dove hanno trovato i fondi?

    Il Gruppo è stato fondato dalla famiglia Biella, che ha gestito il marchio di bevande Spumador dal 1888 alla vendita a Lehman Brothers nel 2005, e la famiglia Colombo, dietro l’acqua San Carlo. Oltre San Bernardo, il Gruppo Montecristo gestisce anche fonte Posina e fonte Ilaria. 

    Antonio ha sempre sognato di fare il trader ma si è dedicato fin da ragazzo all’azienda di famiglia per aiutare il padre durante un momento di difficoltà.

    Dopo aver comprato San Bernardo, per prima cosa Antonio ricostruisce la rete commerciale, distrutta da Nestlé, e aumenta le vendite nella ristorazione (HORECA) e nei supermercati. Arriva a vivere per mesi in azienda pur di farla ripartire. In quel periodo riparte anche la comunicazione e stringe importanti partnership sportive, come quella con l’Inter e la Pallacanestro Cantù.

    Quando Gruppo Montecristo li compra, i tre marchi fatturano €29 milioni. Nel 2025, invece, superano i €200 milioni.

    Quindi, noi di Chapeau abbiamo incontrato Antonio a Milano per scoprire tutta la storia di San Bernardo:

    (00:00) Chi è Antonio Biella

    (01:06) Come nasce Bernardo e il ruolo di Napoleone

    (02:17) Prime bottiglie in plastica e pubblicità 

    (04:48) Nestlé compra San Bernardo e rischia di farla fallire

    (05:53) Il Gruppo Montecristo compra San Bernardo 

    (07:17) La storia del Gruppo Montecristo: Spumador, Lehman Brothers ed exit milionaria

    (08:46) Portare San Bernardo da 100 a 600 milioni di bottiglie: ristoranti, supermercati, estero

    (11:50) Sponsorizzare l’Inter

    (13:24) I numeri di San Bernardo oggi

    (15:34) Infanzia in azienda e entrare in San Bernardo per salvare l’azienda

    (17:05) Prima vendita e percorso in San Bernardo

    (18:05) Momenti più difficili

    (19:28) Come capire se un’acqua è buona

    (20:41) Consigli
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    L’Italiana che ha Creato la Moleskine e l’ha Venduta per €506 MILIONI 📕 Maria Sebregondi

    10/03/2026 | 21 min
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    Maria Sebregondi nasce nel 1949 a Genova. Cresce tra Roma e Napoli, dove studia filosofia e lavora nei consultori.
    Dopo 10 anni a Napoli, torna a Roma come traduttrice di soap opera straniere. Lì incontra Francesco Franceschi, fondatore di Modo&Modo, e il suo commerciale Fabio Rosciglione. 
    Nel 1994, mentre sono in vacanza in Tunisia, i tre amici iniziano a pensare di fondare un’azienda. Maria, mentre leggeva un libro di Chatwin, scopre che lo scrittore usava un’agenda dal design particolare, la stessa di Picasso, Matisse e Hemingway. Questa, però, non erano più in commercio.
    Lei decide quindi di iniziare a produrre questo stesso taccuino, dopo un attento studio su forme e materiali, pensati per assomigliare a un libro. Nel 1997 nasce ufficialmente Moleskine.
    Grazie ai contatti dell’azienda precedente di Franceschi, Moleskine riesce da subito a vendere i taccuini nelle migliori librerie del mondo vicino alle casse, partendo da Feltrinelli fino a FNAC e Barnes & Noble. L’agenda era come un libro ancora da scrivere.
    Nel 2006 Moleskine fattura €20 milioni grazie a distribuzione, passaparola e soprattutto internet. Infatti nascono presto gruppi online dove il taccuino è un oggetto di culto, creando ambassador spontanei in tutto il mondo. 
    Lo stesso anno Franceschi vende Moleskine a Syntegra Capital di Société Générale e Maria diventa azionista. Il brand apre in nuovi mercati, lancia i Moleskine Cafè, sviluppa un’app con Evernote e Adobe e si espande in nuovi prodotti come penne e pelletteria.
    Nel 2013, quando l’azienda fattura €87 milioni, viene quotata in borsa a €2,3 ad azione. Dopo la quotazione il titolo crolla del 30% e inizia un periodo difficile, superato grazie a nuovi mercati e prodotti. Nel 2016, il gruppo Belga D'Ieteren compra Moleskine per €2,42 ad azione, per un valore di €506 milioni. Dopo l’acquisizione, Maria lascia la società.
    Nel 2018 il fatturato di Moleskine tocca i €180 milioni, mentre si attesta a €122 milioni nel 2024. Oggi, Maria gestisce la Fondazione Moleskine, che si occupa di volontariato per creativi in paesi in via di sviluppo.
    (00:00) Chi è Maria Sebregondi
    (01:00) Scappa a Napoli per amore e traduce Soap Operas
    (02:32) Inventa il taccuino più famoso del mondo: nasce Moleskine
    (05:16) Vendere i primi taccuini alla Feltrinelli
    (07:40) Come entra nelle librerie più importanti del mondo
    (09:03) Porta Moleskine da 0 a €20 milioni in 9 anni
    (12:14) Société Générale compra Moleskine per €60 milioni
    (13:48) Si quota in Borsa Italiana ma perde il 30% del valore
    (14:55) Vende Moleskine a un industriale Belga per €506 milioni
    (16:06) Come vende taccuini durante l’era digitale
    (17:16) Giornata tipo
    (18:17) Errore più grande
    (19:34) La vita dopo Moleskine
    (20:36) Consigli
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    La VERA Storia di Sergio Marchionne: Ha Salvato o DISTRUTTO la FIAT?

    26/02/2026 | 26 min
    Un manager Italiano entra in FIAT quando perdeva €5 milioni al giorno. In 14 anni compra Chrysler, quota Ferrari e porta FCA a valere €80 Miliardi, ma potrebbe aver condannato il futuro dell'automobile in Italia per sempre. Questa è la storia di Sergio Marchionne.
    Sergio Marchionne nasce nel 1952 a Chieti e a 14 anni si trasferisce a Toronto con la famiglia.
    Nel 1975 inizia l’Università e prima dei 30 anni ottiene già 3 lauree in filosofia, commercio e giurisprudenza.
    Nel 1985 entra in Deloitte come avvocato e si occupa di fisco e bilanci aziendali. Nel 1989 inizia a lavorare nel Lawson Mardon Group, una società canadese che produce imballaggi e packaging. Qui inizia come controller fino a diventare Direttore dello Sviluppo. A seguito di una mancata promozione si licenzia, passa prima alla Glenex Industries come Vice President e poi alla Aucklands LTD come CFO.
    Forte di questa esperienza, nel 1992 torna alla Lawson Mardon come CFO e nel 1994 ne gestisce l’acquisizione da parte di Alusuisse Lonza. Nel 1997 viene promosso a CEO, riorganizza il Gruppo e si concentra sulla lavorazione dell’alluminio. Prova anche una fusione tra produttori di alluminio francesi e canadesi, ma viene bloccato dall’antitrust. A questo punto vende la divisione dell’alluminio ad Alcan e si concentra sulla produzione chimica.
    Nel 2001 l’azienda torna in salute e gli è affidata la guida di SGS, i cui utili raddoppiano, e lì viene notato da una famiglia di azionisti molto particolare che lo riportano in Italia, gli Agnelli.
    Entra quindi in una FIAT in forte crisi, che perdeva €6 miliardi all’anno ed era fortemente indebitata. Deve rilanciare l’azienda, introduce il World Class Manufacturing per ottimizzare i processi e, grazie a un accordo pregresso, riceve €2 miliardi da GM che evita di acquistare la FIAT e fallire definitivamente.
    Il risanamento sembra compiuto. Nel 2005 FIAT tocca i €52 miliardi di fatturato e lancia nuovi modelli iconici come 500 e Panda. Durante la crisi del 2008 compra anche il 20% di Chrysler in cambio di know-how produttivo.
    Nel 2010 Marchionne annuncia Fabbrica Italia, un progetto per rilanciare la produzione in Italia che però presto fallisce.
    Nel 2014 FIAT completa l’acquisto del 100% di Chrysler, con cui condivide tutta la produzione, per diventare un player globale: il gruppo FCA.
    Lo stesso anno Marchionne scorpora Ferrari da FIAT e la quota in borsa con grande successo con una capitalizzazione di €9 miliardi. Si dice che Sergio abbia anche giocato un ruolo attivo nel portare Ronaldo alla Juventus.
    Nel 2018, in seguito a un’operazione alla spalla, il manager muore dopo una lunga malattia. Quell’anno FCA e Ferrari arrivando a valere €80 miliardi, consacrando ufficialmente il miracolo di Marchionne.
    (00:00) Chi é Sergio Marchionne
    (01:00) Emigra in Canada e lavora con il padre
    (02:40) Prende 3 lauree prima dei 30 anni
    (03:47) Inizia a lavorare come revisore e in 7 anni diventa CFO
    (05:19) Torna in Lawson Mardon e gestisce l’acquisizione da un colosso svizzero
    (06:32) Diventa CEO e rivoluziona Alusuisse
    (08:21) Conosce gli Agnelli ed entra in FIAT
    (09:30) Rilancia la produzione e diventa nemico dei sindacati
    (11:59) Prende €2 miliardi da General Motors per non comprare FIAT
    (13:07) FIAT fattura €1 miliardo e lancia nuovi modelli
    (14:43) FIAT salva Chrysler dal fallimento nella crisi del 2008 e rimborsa tutti i debiti
    (17:02) Il fallimento di Fabbrica Italia
    (18:02) Abbandona l’Italia e Compra il 100% di Chrysler
    (19:14) Crea FCA e porta il fatturato a €115 miliardi
    (20:48) Quota Ferrari in borsa e porta Ronaldo alla Juventus
    (22:47) I risultati di Marchionne: FIAT passa da €5 a €80 miliardi
    (24:30) Stellantis e il futuro dell’automobile in Italia

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