La guerra in Iran non incide solo su energia e geopolitica, ma anche sulla rotta dell’eroina afghana verso l’Europa. Quasi tutta l’eroina europea proviene dall’Afghanistan e attraversa l’Iran, snodo chiave tra Asia e Occidente. La principale via è la rotta balcanica, che passa da Iran, Turchia e Balcani fino ai mercati europei. Accanto a questa esiste una rotta meridionale via mare verso Africa e Golfo. L’Iran è quindi un doppio corridoio, terrestre e marittimo. Il traffico si muove tramite reti criminali, camion, corrieri e carichi frammentati. La guerra introduce attrito nei confini e maggiore imprevedibilità nei flussi. Alcuni valichi rallentano, aumentando controlli e congestione. I costi logistici crescono, tra rotte deviate e trasporti più cari. I trafficanti reagiscono adattando percorsi e strategie. Le reti criminali cercano soluzioni alternative e più flessibili. Quando le rotte si complicano, il mercato diventa più instabile. In questo scenario emerge il passaggio dagli oppiacei naturali ai sintetici. Sostanze come il fentanyl richiedono meno logistica e sono più potenti. La guerra rischia quindi di accelerare questa trasformazione del narcotraffico.
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