L’università è spesso raccontata come uno dei periodi più belli della vita: un momento di crescita, scoperta e indipendenza. Ma è davvero così? Per molti studen...
Chiedere aiuto può sembrare impossibile, ma è il primo passo per tornare a respirare. E spesso, quando lo si fa, la realtà si rivela meno spaventosa di quanto si pensasse.
Nell’ultima puntata di “Come stare sott’acqua” insieme a psicologi, studenti e figure istituzionali, analizziamo come l’università e la società possono supportare chi sta vivendo un momento difficile e perché è fondamentale creare una cultura in cui il malessere non sia un tabù.
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5 - Mettiti in coda
Negli atenei italiani, sempre più studenti e studentesse soffrono di ansia, stress e disagio psicologico legato al percorso universitario.
Eppure, nonostante in molte università esistano sportelli di supporto psicologico, questi vengono utilizzati molto meno di quanto ci si aspetterebbe. Come mai?
Da una parte, molti studenti non sanno neanche che esistono. Dall’altra, chi li conosce spesso non li ritiene adatti alle proprie esigenze o si trova indirizzato verso un supporto più legato allo studio che alla salute mentale. E poi c’è la questione delle attese: tra liste di prenotazione lunghe e percorsi limitati a poche sedute, il supporto offerto finisce per essere insufficiente per chi ne ha davvero bisogno.
Ma perché nelle università italiane si parla ancora poco di questi strumenti? E soprattutto, cosa si potrebbe fare per migliorare l’accesso e la qualità del supporto psicologico per gli studenti?
Per aver prestato la voce alle testimonianze di questa puntata, si ringrazia Arianna Granata,
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4 - Sfornare eccellenze
Per molti studenti italiani, più che un’esperienza di crescita, l’università è una sfida di resistenza, tra esami mnemonici, docenti privi di formazione pedagogica e dinamiche di baronato.
Mentre all’estero la didattica valorizza il confronto e la pratica, in Italia si accumulano nozioni impartite solo frontalmente, con valutazioni che si giocano in poche ore e mancanza di attività utili a sviluppare le capacità relazionali che nascono dal rapporto umano.
Molti studenti finiscono per sentirsi soli e soffocati in un sistema rigido, dove persino chiedere aiuto sembra un’ammissione di fallimento. Ma quanto dovrebbe cambiare il sistema universitario per essere meno autoreferenziale e più vicino alle esigenze degli studenti?
Per aver prestato la voce alle testimonianze di questa puntata, si ringrazia Davide Vecchi.
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3 - 22 anni e una lode
Vergogna e senso di colpa. Sono queste le emozioni più comuni tra gli studenti con cui abbiamo parlato, soprattutto quando si trovano bloccati con gli esami o affrontano un fallimento accademico.
Ma spesso il senso di inadeguatezza non nasce solo da pressioni esterne: è qualcosa che cresce dentro, alimentato da una società che lascia poco spazio all’espressione delle emozioni e dell’identità individuale.
La cultura della performance e il costante confronto con modelli ideali—rafforzati da narrazioni che premiano solo l’eccellenza—fanno sì che ogni difficoltà venga percepita come una colpa personale.
Quando tutto sembra ridursi a merito e bravura, senza considerare le differenze di percorso e di contesto, anche il minimo ostacolo può trasformarsi in un peso insostenibile.
Per aver prestato la voce alle testimonianze di questa puntata, si ringraziano Caterina Pagliuzzi e Alberto Clarizio.
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2 - Uno spazio di respiro
“Quanti esami ti mancano?” “Lo sai che tuo cugino si è già laureato?”
Nelle vite degli studenti universitari, queste frasi si sentono spesso e, nella maggior parte dei casi, vengono pronunciate con leggerezza.
Ma possono lasciare segni profondi in chi si sente già in difficoltà, e in chi vede nelle aspettative familiari una delle principali fonti di pressione. E quando i genitori decidono – o influenzano pesantemente – la scelta del corso di laurea, il malessere può diventare ancora più opprimente.
In questa puntata capiamo come rompere il muro tra genitori e figli e come costruire un dialogo che non alimenti il senso di fallimento.
Per aver prestato la voce alle testimonianze di questa puntata, si ringraziano Diana Salina e Gabriele Morciano.
L’università è spesso raccontata come uno dei periodi più belli della vita: un momento di crescita, scoperta e indipendenza. Ma è davvero così? Per molti studenti, quegli anni si trasformano in un’esperienza difficile, segnata da ansia, senso di inadeguatezza e una pressione costante legata alle aspettative accademiche e sociali.
Non è raro sentire storie di ragazzi che, pur di non deludere genitori e amici, arrivano a mentire sugli esami sostenuti o sui voti ottenuti, trascorrendo intere giornate con il peso di un percorso che sembra sempre più difficile da portare avanti. Alcuni riescono a chiedere aiuto, mentre altri si chiudono in un silenzio che può diventare insostenibile, fino ad arrivare ai casi di suicidio che passano alla cronaca. Ma delle cause di tutto ciò, non si parla mai.
È l’università italiana a essere il problema, o è solo il palcoscenico di un disagio generazionale più ampio?
Attraverso il racconto di studenti, psicologi, psichiatri, rettori e professori delle più importanti università italiane, cercheremo di capire cosa sta succedendo e perché sempre più giovani vivono l’esperienza universitaria con fatica, spesso senza trovare il supporto di cui avrebbero bisogno.
Ogni giovedì, due episodi.
Scritto e raccontato da Mario Messina e Gianluca Grimaldi
Sound design di Stefano Tumiati
Fonico di studio Alessandro Levrini
Una produzione di Factanza Media
Ascolta Come stare sott'acqua, PARLARNE TRA AMICI - Il podcast di libri di Daria Bignardi e molti altri podcast da tutto il mondo con l’applicazione di radio.it